{"id":3674,"date":"2024-04-04T12:00:11","date_gmt":"2024-04-04T10:00:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.audioterapia.net\/sublimen\/?page_id=3674"},"modified":"2025-04-26T17:00:06","modified_gmt":"2025-04-26T15:00:06","slug":"battimenti-psicoacustica-e-ingegneria-del-suono","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.audioterapia.net\/sublimen\/dossier\/battimenti-psicoacustica-e-ingegneria-del-suono\/","title":{"rendered":"Battimenti, Psicoacustica e Ingegneria del Suono"},"content":{"rendered":"<p class=\"rvps1\" style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" title=\"Battimenti,\u00a0Psicoacustica e Ingegneria del Suono\" src=\"\/sublimen\/wp-content\/uploads\/70s_producer_main_650_80.jpg\" alt=\"Battimenti,\u00a0Psicoacustica e Ingegneria del Suono\" width=\"849\" height=\"389\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\">Battimenti, Psicoacustica,<\/h2>\n<h2 style=\"text-align: center;\">Ingegneria del Suono e deciBel<\/h2>\n<div>\n<div id=\"table_2\">\n<div class=\"rvps1\">\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps1\" style=\"text-align: center;\"><span class=\"rvts32\"><b>Ingegneria del Suono e deciBel<\/b><\/span><\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0<\/p>\n<div class=\"rvps1\" style=\"text-align: center;\"><span class=\"rvts64\">Brani testuali by Corso Audio Multimediale di Marco Sacco e Wikipedia<\/span><\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0<\/p>\n<div class=\"rvps1\" style=\"text-align: center;\"><span class=\"rvts64\">Testi ed immagini selezionati e supervisionati da Alan Perz<\/span><\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\"><span class=\"rvts16\"><b>L&#8217;orecchio umano \u00a0<\/b><\/span><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">L&#8217;orecchio umano agisce da trasduttore nel trasformare energia acustica, prima in energia meccanica e successivamente in energia elettrica. Una volta che l&#8217;energia \u00e8 stata convertita dalla forma meccanica a quella elettrica dall&#8217;orecchio, gli impulsi elettrici arrivano al cervello attraverso delle terminazioni nervose. Qui vengono elaborati permettendo la percezione del suono e, dulcis in fundo, l&#8217;ascolto della musica. L&#8217;apparato uditivo \u00e8 composto da tre sezioni: l&#8217;orecchio esterno, l&#8217;orecchio medio e l&#8217;orecchio interno.<\/div>\n<div class=\"rvps0\">L&#8217;analisi del funzionamento di queste tre sezioni ci permetter\u00e0 di capire il meccanismo di percezione del suono e saremo in grado di individuare quali parametri modificare sul suono che stiamo trattando per ottenere il risultato che vogliamo. A questo proposito consideriamo la situazione seguente.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Supponiamo di eseguire un missaggio in cui \u00e8 presente un flautino che ogni tanto fa capolino tra gli altri strumenti. Se vogliamo che sia una presenza eterea, avvolgente, indefinita, possiamo intervenire sul suono tagliandone le alte frequenze. Vedremo tra un momento che uno dei fattori pi\u00f9 rilevanti per individuare la direzione di un suono \u00e8 il suo contenuto di alte frequenze. Tradotto significa che riusciamo pi\u00f9 facilmente ad individuare la direzione di un suono con un elevato contenuto di alte frequenze rispetto ad uno contenente solo basse frequenze. Dunque, se vogliamo che il flautino sia ben presente anche se lontano per esempio sulla destra del nostro mix, metteremo il pan-pot a destra e accentueremo le alte frequenze (facendo naturalmente attenzione a non snaturare la natura del suono&#8230;).<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"\/sublimen\/wp-content\/uploads\/orecchio_normale.jpg\" alt=\"\" width=\"544\" height=\"505\" title=\"\"><\/div>\n<div class=\"rvps1\" style=\"text-align: center;\"><span class=\"rvts8\"><b>Figura 1<\/b><\/span><span class=\"rvts8\">\u00a0&#8211; L&#8217;orecchio umano<\/span><\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\"><b>Orecchio esterno \u00a0<\/b><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Il primo organo che il suono incontra quando raggiunge l&#8217;orecchio \u00e8 il padiglione auricolare. Questo offre una vasta superficie al fronte sonoro e permette di raccogliere un&#8217;ampia porzione del fronte d&#8217;onda. Per ottenere una superficie pi\u00f9 ampia si portando le mani alle orecchie come viene istintivo fare quando si ascolta un suono molto debole. Il suono viene riflesso dal padiglione auricolare e concentrato verso il condotto uditivo la cui lunghezza \u00e8 mediamente pari a 3 cm.<\/div>\n<div class=\"rvps0\">Questo significa che quando un gruppo di frequenze di valore intorno a 3KHz arrivano all&#8217;orecchio, il canale uditivo entra in risonanza e dunque quelle frequenze subiscono una naturale amplificazione. Vedremo in quanti casi viene sfruttata questa grandezza in campo audio e allora sarete contenti di aver superato anche questo ostacolo per arrivare alla conoscenza di questo piccolo ma fondamentale valore.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\"><b>Orecchio medio \u00a0<\/b><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Il condotto uditivo termina su una membrana, il timpano, che vibra in accordo con il suono che ha raggiunto l&#8217;orecchio. Alla parte opposta del timpano sono collegati tre ossicini chiamati: martello, incudine e staffa. Questi hanno la funzione di amplificare la vibrazione del timpano e ritrasmetterla alla coclea, un ulteriore osso la cui funzione verr\u00e0 spiegata tra un momento. Questa amplificazione si rende necessaria in quanto mentre il timpano \u00e8 una membrana molto leggera sospesa in aria, la coclea \u00e8 riempita con un fluido denso e dunque molto pi\u00f9 difficile da mettere in vibrazione. I tre ossicini sono tenuti insieme da una serie di piccoli legamenti che hanno l&#8217;ulteriore funzione di impedire che seguano una vibrazione molto ampia con il rischio di rimanere danneggiati nel caso in cui l&#8217;orecchio venga sottoposto ad una pressione sonora troppo elevata. Un&#8217;apertura all&#8217;interno dell&#8217;orecchio medio porta alla cosiddetta tuba di Eustachio che consiste di un canale che conduce verso la cavit\u00e0 orale. La sua funzione \u00e8 quella di dare uno sfogo verso l&#8217;esterno in modo da equilibrare la pressione atmosferica ai due lati del timpano (ecco perch\u00e9 sott&#8217;acqua \u00e8 possibile compensare la pressione esterna, che aumenta con la profondit\u00e0, aumentando la pressione interna tappando il naso e soffiandoci dentro).<\/div>\n<div class=\"rvps3\">\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps3\">\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps3\"><b>Orecchio interno \u00a0<\/b><\/div>\n<div class=\"rvps3\">\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\">Questa sezione dell&#8217;orecchio effettua la conversione dell&#8217;energia meccanica in impulsi elettrici da inviare al cervello per l&#8217;elaborazione del suono. L&#8217;ultimo dei tre ossicini di cui sopra, la staffa, \u00e8 in contatto con la coclea attraverso una membrana che viene chiamata finestra ovale. La coclea \u00e8 un osso a forma di chiocciola contenente del fluido (\u00e8 dotata di tre piccoli canali circolari orientati secondo le tre direzioni dello spazio che vengono utilizzati dal cervello per la percezione dell&#8217;equilibrio). Il fluido riceve la vibrazione dalla staffa attraverso la finestra ovale e la trasporta al suo interno dove \u00e8 presente il vero organo deputato alla conversione dell&#8217;energia meccanica in energia elettrica: l&#8217;organo del Corti. All&#8217;interno dell&#8217;organo del Corti troviamo la membrana basilare che ospita una popolazione di ciglia, circa 4000, che vibrano in accordo con la vibrazione del fluido. Ogni gruppo di ciglia \u00e8 collegato ad una terminazione nervosa in grado di convertire la vibrazione ricevuta dal fluido in impulsi elettrici da inviare al cervello per essere elaborati e percepiti come suoni. Il motivo per cui l&#8217;orecchio umano percepisce le frequenze in modo logaritmico deriva dalla composizione della membrana basilare. I gruppi di ciglia, chiamati bande critiche, infatti sono ognuno sensibili ad una finestra di ampiezza 1\/3 di ottava dello spettro di frequenza. In altre parole la membrana basilare \u00e8 suddivisa in settori ognuno sensibile ad una determinata banda di frequenza ognuna di ampiezza pari a 1\/3 di ottava e si comporta come un analizzatore di spettro. Ogni volta che il suono aumenta di un&#8217;ottava, viene eccitata una parte della membrana sempre equidistante dalla precedente riproducendo cos\u00ec un comportamento di tipo logaritmico.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\"><span class=\"rvts16\"><b>Percezione del suono da parte del cervello \u00a0<\/b><\/span><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Senza entrare in discorsi filosofici che, per quanto interessanti non contribuirebbero a raggiungere le finalit\u00e0 di questo corso, diremo solo che la percezione di un suono, come quella della realt\u00e0 del resto, \u00e8 un concetto in gran parte soggettivo. Un suono in s\u00e9 stesso \u00e8 quello che \u00e8, ma la nostra percezione varia in quanto dipende da innumerevoli variabili. Alcune di queste variabili sono: la nostra posizione rispetto al suono, le condizioni del nostro apparato uditivo e soprattutto la forma che il cervello conferisce al suono. L&#8217;udito, al pari della vista che interpreta la luce, \u00e8 capace di percepire solo una parte delle onde acustiche che ci circondano e dunque restituisce un quadro parziale. Inoltre le onde percepite vengono elaborate dal cervello che cos\u00ec &#8216;interpreta&#8217; i suoni che deve elaborare. Nel seguito verr\u00e0 descritto il comportamento del suono dal punto di vista della sua percezione e si mostrer\u00e0 come in determinate condizioni sia evidente l&#8217;azione del cervello che interpreta la realt\u00e0 sonora piuttosto che restituirla fedelmente. Un esempio molto eloquente in proposito viene descritto nel seguito e prende il nome di battimenti.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps1\" style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" title=\"Battimenti\" src=\"\/sublimen\/wp-content\/uploads\/Battimenti_1.jpg\" alt=\"\" width=\"260\" height=\"113\"><\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0<\/p>\n<div class=\"rvps1\" style=\"text-align: center;\"><span class=\"rvts8\"><b>Grafico 1<\/b><\/span><span class=\"rvts8\">\u00a0&#8211;\u00a0<\/span><span class=\"rvts48\">Forma d&#8217;onda di un battimento classico<\/span><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\"><b>Battimenti \u00a0<\/b><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Quando siamo in presenza di due suoni le cui frequenze differiscono di poco, percepiamo un ulteriore suono simile a un battito il cui ritmo \u00e8 dato dalla differenza delle due frequenze originarie. Se queste frequenze sono troppo diverse tra di loro il cervello non \u00e8 pi\u00f9 in grado di percepire il suono differenza. Questo dipende dal fatto che le due frequenze, per essere percepite come battimento, debbono eccitare ciglia appartenenti alla stessa banda critica. La frequenza del battimento \u00e8 pari al numero di volte che le due sinusoidi componenti vanno in fase e fuori fase in un secondo. Vediamo un esempio pratico. Consideriamo due sinusoidi pure di frequenza pari a 400 Hz e 405 Hz. Quando le due sinusoidi vengono sommate danno luogo ad una nuova forma d&#8217;onda che viene percepita come battimento.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\"><b>Mascheramento\u00a0<\/b><\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\">Una frequenza con ampiezza elevata pu\u00f2 mascherare frequenze vicine con ampiezze inferiori in quanto frequenze vicine vengono decodificate da ciglia appartenenti alla stessa banda critica. Questa propriet\u00e0 viene massicciamente sfruttata per realizzare algoritmi di compressione dei dati audio in formato digitale quali l&#8217;MP3 e l&#8217;ATRAC impiegato sui sistemi MiniDisc. Tali algoritmi consentono compressioni dell&#8217;ordine di 5:1.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\"><b>Effetto Doppler \u00a0<\/b><\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\">Questo fenomeno si verifica quando o la sorgente sonora o l&#8217;ascoltatore sono in movimento. Il classico esempio che viene sempre fatto \u00e8 quello della sirena di un&#8217;ambulanza che arriva di gran carriera, ci supera e prosegue sfrecciando via nella notte.<\/div>\n<div class=\"rvps0\">Facciamo riferimento alla figura precedente in cui l&#8217;ambulanza \u00e8 ferma e la sirena emette un suono che, essendo di una certa frequenza, genera dei fronti d&#8217;onda a distanza costante l&#8217;uno dall&#8217;altro. Quando invece il mezzo \u00e8 in movimento e si avvicina all&#8217;ascoltatore, la stessa sirena genera un suono con dei fronti d&#8217;onda pi\u00f9 ravvicinati rispetto a quando il mezzo era fermo perch\u00e9 muovendosi comprime i fronti d&#8217;onda. Dato che ora i fronti d&#8217;onda sono pi\u00f9 ravvicinati percepiamo una frequenza pi\u00f9 alta cio\u00e8 un suono pi\u00f9 acuto. Quando il mezzo ci supera (e sfreccia via nella notte), allontanandosi distanzia i fronti d&#8217;onda e dunque in questa fase percepiamo un suono pi\u00f9 grave perch\u00e9 ci arriva una frequenza pi\u00f9 bassa.<\/div>\n<div class=\"rvps3\">\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps3\">\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps3\"><span class=\"rvts16\"><b>Curve isofoniche \u00a0\u00a0<\/b><\/span><\/div>\n<div class=\"rvps3\">\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\">Sono grafici molto importanti che permettono di avere un riferimento su come l&#8217;orecchio umano reagisca alle diverse frequenze. Sono state ricavate elaborando i dati su un campione statistico sottoposto ad una serie suoni prodotti in una camera anecoica. Tale camera viene disegnata con lo scopo di ridurre al minimo le riflessioni sulle pareti in modo che l&#8217;ascoltatore sia raggiunto unicamente dal segnale diretto. Le curve indicano come l&#8217;orecchio umano reagisca diversamente alle varie frequenze in termini di intensit\u00e0 sonora percepita. Supponiamo di avere una sorgente sonora in grado di generare onde sinusoidali con frequenza variabile e ampiezza costante. Fissando l&#8217;ampiezza per esempio a 80 dBspl noteremmo che un ascoltatore percepisce le basse frequenze come aventi un volume molto basso e man mano che frequenza viene aumentata avrebbe la percezione che anche il volume aumenta (mentre la pressione sonora realmente generata \u00e8 sempre di 80 dBspl). Questo comportamento si spiega con il fatto che l&#8217;orecchio umano ha una percezione diversa dell&#8217;intensit\u00e0 sonora al variare della frequenza. Le curve isofoniche sono dette tali in quanto indicano il valore di dBspl necessario per percepire un suono sempre allo stesso volume lungo ogni curva. La frequenza di riferimento per ogni curva \u00e8 1KHz e a tale frequenza, il valore di dBspl \u00e8 pari al valore che identifica una particolare curva e che prende il nome di phon. Per esempio la curva isofonica a 40 phon \u00e8 quella che a 1 KHz ha un&#8217;ampiezza di 40 dBspl.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps1\" style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"\/sublimen\/wp-content\/uploads\/isofoniche_1.jpg\" alt=\"\" width=\"282\" height=\"282\" title=\"\"><\/div>\n<div class=\"rvps1\" style=\"text-align: center;\"><span class=\"rvts8\"><b>Grafico 2<\/b><\/span><span class=\"rvts8\">\u00a0&#8211; Curve isofoniche<\/span><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Cominciamo a dare un&#8217;occhiata a questi grafici che sembrano un p\u00f2 ostici e vediamo di capirci qualcosa:<\/div>\n<div class=\"rvps0\">Prendiamo una delle curve, per esempio quella a 80 phon e seguiamola dalle basse verso le alte frequenze. Vediamo che a 20 Hz \u00e8 necessario produrre una pressione sonora di 118 dBspl e questo ci mostra come l&#8217;orecchio umano abbia una minore sensibilit\u00e0 alle basse frequenze. Scorrendo la curva verso le alte frequenze vediamo che affinch\u00e8 l&#8217;orecchio percepisca sempre la stessa intensit\u00e0 sonora sono necessari livelli di pressione sonora pi\u00f9 bassi. A 1KHz incontriamo il valore di riferimento della curva isofonica che stiamo considerando, dunque 80 dBspl. Oltre questo valore vediamo che la curva ha un minimo in corrispondenza dei 3KHz e vediamo come affinch\u00e8 l&#8217;orecchio percepisca sempre la stessa pressione sonora, la frequenza di 3 KHz deve generare 70 dBspl. Confrontando questo valore con quello a 20 Hz notiamo una differenza di circa 50 dBspl in meno, \u00e8 una differenza enorme. Questo valore di minimo dipende dal fatto che la frequenza di risonanza del canale uditivo \u00e8 di circa 3 KHz e dunque tale frequenza viene percepita gi\u00e0 a bassi valori di dBspl. Oltre i 3 KHz la curva risale mostrando il livello di dBspl necessario per avere la stessa percezione di volume alle alte frequenze. Le curve vengono mostrate per diversi valori di phon in quanto il comportamento dell&#8217;orecchio varia ai diversi valori della pressione sonora. Notiamo come per elevati valori della pressione sonora, l&#8217;andamento delle curve isofoniche \u00e8 quasi piatto.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps1\" style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"\/sublimen\/wp-content\/uploads\/audioedit1_2.jpg\" alt=\"\" width=\"452\" height=\"225\" title=\"\"><\/div>\n<div class=\"rvps1\" style=\"text-align: center;\"><span class=\"rvts8\"><b>Figura 2<\/b><\/span><span class=\"rvts8\">\u00a0&#8211; Elaborazione del suono al computer<\/span><\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\"><b>Suggerimento<\/b><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Il controllo di loudness negli amplificatori da casa \u00e8 regolato proprio dall&#8217;andamento di queste curve. Quando il volume \u00e8 molto basso, l&#8217;inserimento del circuito di loudness avr\u00e0 come effetto quello di aumentare le basse frequenze allineandone l&#8217;ampiezza con le altre. Per volumi elevati, questo allineamento avviene in modo naturale da parte dell&#8217;orecchio e dunque l&#8217;azionamento del loudenss a questi volumi avr\u00e0 un effetto pressoch\u00e9 nullo.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\"><b>Descrizione delle curve isofoniche \u00a0<\/b><\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\"><b>Soglia di udibilit\u00e0 (0 phons) \u00a0<\/b><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">La curva isofonica pi\u00f9 bassa di tutte viene denominata soglia di udibilit\u00e0 e indica la pi\u00f9 piccola variazione di pressione che l&#8217;orecchio \u00e8 in grado di individuare alle diverse frequenze. Ricordiamo che queste curve sono ottenute elaborando dati statistici e dunque che i valori che stiamo considerando possono avere differenze anche notevoli da individuo a individuo.\u00a0<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>\n<div id=\"table_2\">\n<div class=\"rvps0\"><b>Soglia del dolore (120 phons) \u00a0<\/b><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Per pressioni sonore i cui valori si trovano al di sopra di questa curva l&#8217;orecchio comincia a percepire dolore fisico e per esposizioni prolungate si possono generare danni non reversibili.<\/div>\n<div class=\"rvps0\">Il volume ideale per eseguire un missaggio (mixdown) \u00e8 intorno a 80-90 phons. A questi valori il bilanciamento dei volumi delle frequenze \u00e8 abbastanza uniforme. Se il mixdown venisse eseguito a un volume troppo basso, per esempio a 40 phons, si avrebbe una minore percezione dei bassi e si potrebbe essere tentati ci compensare agendo sugli equalizzatori. Una volta per\u00f2 che il nostro mix fosse riascoltato al 80 phons risulterebbe inondato di bassi&#8230;<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps3\">\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" title=\"ledsound\" src=\"\/sublimen\/wp-content\/uploads\/439170806_068cede374_1_1.jpg\" alt=\"\" width=\"230\" height=\"155\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>\n<div id=\"table_2\">\n<div class=\"rvps1\">\u00a0<span class=\"rvts32\"><b>Psicoacustica<\/b><\/span><\/div>\n<div class=\"rvps3\">\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\">La psicoacustica studia i meccanismi di elaborazione del suono da parte del cervello. La conoscenza di questi meccanismi \u00e8 fondamentale nella pratica sul suono poich\u00e8 permette, effettuando le opportune manipolazioni, di ottenere effetti sonori molto sofisticati. Uno dei fattori pi\u00f9 importanti nell&#8217;elaborazione del suono deriva dal fatto che il cervello si trova a elaborare due flussi di informazione contemporaneamente: quelli che provengono dall&#8217;orecchio destro e da quello sinistro. Sono le differenze, a volte anche minime, tra questi due segnali che determinano la nascita di una nuova informazione associata alla composizione delle due onde sonore. In questo caso parliamo di suono stereofonico. Quando invece i due segnali che arrivano alle orecchie sono esattamente uguali parliamo di suono monofonico.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps1\" style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"\/sublimen\/wp-content\/uploads\/diffase_1.gif\" alt=\"\" width=\"282\" height=\"166\" title=\"\"><\/div>\n<div class=\"rvps1\" style=\"text-align: center;\"><span class=\"rvts8\"><b>Figura 3<\/b><\/span><span class=\"rvts8\">\u00a0&#8211; Distanza dal segnale sorgente e fase<\/span><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>\n<div id=\"table_2\">\n<div class=\"rvps0\"><b>Differenze di tempo (fase) \u00a0<\/b><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Dalla figura precedente si vede come la distanza dalla sorgente onora delle due orecchie sia diversa e ci\u00f2 si traduce in una differenza nel tempo di arrivo (denominato tempo di interarrivo) di ciascun segnale.<\/div>\n<div class=\"rvps0\">Naturalmente ci\u00f2 implica una differenza di fase in quanto ritardo in tempo e differenza di fase sono intrinsecamente correlate.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\"><b>Differenze di ampiezza \u00a0<\/b><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Le ampiezze dei due segnali sono diverse sia perch\u00e9 l&#8217;ampiezza diminuisce all&#8217;aumentare della distanza sia perch\u00e9 il segnale che deve raggiungere l&#8217;orecchio pi\u00f9 lontano deve aggirare l&#8217;ostacolo della testa e nel fare ci\u00f2 perde energia. Inoltre le frequenze pi\u00f9 alte non riusciranno proprio a superare l&#8217;ostacolo quindi i due segnali differiranno anche per il contenuto in frequenza. Questo \u00e8 il motivo per cui risulta difficile individuare la direzione di provenienza delle basse frequenze: queste sono in grado di oltrepassare gli ostacoli senza una perdita di energia rilevante e dunque i suoni che arrivano alle due orecchie sono pressoch\u00e8 identici. Nel caso in cui la sorgente sonora sia esattamente dietro l&#8217;ascoltatore, la direzione viene individuata poich\u00e8 viene riscontrata una mancanza delle alte frequenze che vengono bloccate dal padiglione auricolare.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\"><b>Differenze nel contenuto armonico \u00a0<\/b><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Riferendoci alla figura precedente vediamo che una delle due onde deve &#8220;girare attorno&#8221; alla testa per raggiungere l&#8217;orecchio pi\u00f9 lontano. Ci\u00f2 comporta una leggera perdita sulle alte frequenze a causa della diffrazione.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps1\" style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" title=\"44030\" src=\"\/sublimen\/wp-content\/uploads\/44030.gif\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"354\"><\/div>\n<div class=\"rvps1\" style=\"text-align: center;\"><span class=\"rvts8\"><b>Grafico 4<\/b><\/span><span class=\"rvts8\">\u00a0&#8211; Analisi in frequenza di Binaural beat &#8211; Battimento binaurale o biauricolare in differenza di frequenza<\/span><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>\n<div id=\"table_2\">\n<div class=\"rvps0\"><span class=\"rvts16\"><b>Stereofon\u00eca<\/b><\/span><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Uno dei fattori pi\u00f9 importanti nella percezione del suono deriva dal fatto che il cervello si trova a elaborare due flussi di informazione contemporaneamente: quelli che provengono dall&#8217;orecchio destro e da quello sinistro. Sono le differenze, a volte anche minime, tra questi due segnali che determinano la nascita di una nuova informazione associata alla composizione delle due onde sonore. In questo caso parliamo di suono stereofonico . Quando invece i due segnali che arrivano alle orecchie sono esattamente uguali parliamo di suono monofonico.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">La stereofon\u00eca nasce nel momento in cui all&#8217;orecchio destro e quello sinistro arrivano due onde sonore diverse. La combinazione delle informazioni trasportate dalle due onde permette di percepire la spazialit\u00e0 di un suono: la sua distanza da noi e la sua posizione, l&#8217;ambiente in cui si propaga e il tipo di percorso che ha fatto. Se potessimo ascoltare solo con un orecchio, alcune di queste informazioni non sarebbero disponibili per l&#8217;elaborazione da parte del cervello e la percezione della spazialit\u00e0 di un suono sarebbe molto ridotta[9]. Dato che disponiamo di due orecchie, siamo abituati ad un ascolto naturalmente stereofonico. Ci\u00f2 ci permette di individuare la direzione di provenienza di un suono e il tipo di ambiente in cui si \u00e8 propagato [Vedi: Localizzazione di una sorgente sonora]. Il fatto di disporre di due orecchie ha portato l&#8217;industria audio a realizzare impianti di diffusione stereofonici, ossia con due diffusori che riproducono due segnali sonori distinti. I diffusori di un impianto stereofonico dovranno essere disposti rispetto all&#8217;ascoltatore sui vertici di un triangolo equilatero, dunque dovranno essere inclinati di 60\u00b0 verso l&#8217;ascoltatore. Con questa disposizione, mandando ai diffusori lo stesso identico suono, questo ci apparir\u00e0 come proveniente dal centro in quanto si genera un&#8217;immagine fantasma che il nostro cervello identificher\u00e0 come proveniente dal centro.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\"><b>Fusione binaurale \u00a0<\/b><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">\u00c8 quella facolt\u00e0 del cervello per la quale due segnali simili che arrivano alle due orecchie vengono fusi in un unico segnale; il nuovo segnale \u00e8 per cos\u00ec dire una creazione del cervello che non esiste nella realt\u00e0. Consideriamo per esempio uno xilofono. Eseguiamo una linea melodica e la registriamo su una traccia, successivamente eseguiamo la stessa linea con qualche leggera modifica e la registriamo su un&#8217;altra traccia. Facciamo suonare le due linee contemporaneamente mandando una linea sul canale sinistro e l&#8217;altra linea sul canale destro. Quello che ne esce \u00e8 una terza linea melodica derivante dalla fusione delle due precedenti ma che nella realt\u00e0 non esiste. Questo \u00e8\u00a0<b>uno dei segreti della magia della musica<\/b>: i singoli strumenti eseguono delle linee melodiche e se facciamo attenzione riusciamo ad isolarle ed ad ascoltarle singolarmente, anche quando gli strumenti suonano tutti insieme. Ma quando lasciamo questa prospettiva e ci spostiamo su un piano pi\u00f9 astratto, \u00e8 in quel momento che riusciamo a percepire ci\u00f2 che non esiste, la combinazione di tutti i suoni che creano un&#8217;armonia: \u00e8 in quel momento che la musica nasce!<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\"><b>Effetto precedenza<\/b><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">L&#8217;effetto precedenza, o legge del\u00a0<b>primo fronte d&#8217;onda<\/b>, \u00e8 un effetto\u00a0<b>psicoacustico<\/b>\u00a0<b>binaurale<\/b>. Quando un suono \u00e8 seguito da un altro suono separato da un ritardo temporale sufficientemente breve (sotto la soglia dell&#8217;eco dell&#8217;ascoltatore), gli ascoltatori percepiscono un singolo evento uditivo; la sua posizione spaziale percepita dipende essenzialmente dalla posizione del suono che giunge per primo (il primo fronte d&#8217;onda). Comunque, anche il suono in ritardo influisce sulla posizione percepita. Tuttavia, il suo effetto \u00e8 nascosto dal primo suono in arrivo.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Una forma particolare dell&#8217;effetto precedenza \u00e8 l&#8217;effetto Haas, il quale fu descritto nel 1949 da Helmut Haas nella sua tesi di dottorato.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">La &#8220;legge del primo fronte d&#8217;onda&#8221; fu descritta e cos\u00ec denominata nel 1948 da Lothar Cremer.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">L'&#8221;effetto precedenza&#8221; fu descritto e cos\u00ec denominato nel 1949 da Wallach et al. Essi mostrarono che, quando due suoni identici vengono presentati in rapida successione, questi vengono ascoltati come fusi in un unico suono. Nei loro esperimenti, la fusione si verificava quando il ritardo tra i due suoni era nell&#8217;intervallo compreso tra 1 e 5 ms per gli schiocchi (click) e fino a 40 ms per suoni pi\u00f9 complessi come discorsi o musica per pianoforte. Quando il ritardo era maggiore, il secondo suono veniva ascoltato come un&#8217;eco.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">In pi\u00f9, Wallach et al. dimostrarono che, quando i suoni successivi provenivano da sorgenti in posizioni diverse, venivano ascoltati come fusi; la posizione apparente del suono percepito dipendeva essenzialmente dalla posizione del suono che raggiungeva per primo le orecchie (cio\u00e8 il primo fronte d&#8217;onda in arrivo). Il suono che giungeva per secondo aveva solo un effetto molto piccolo (anche se misurabile) sulla posizione percepita sul suono percepito come fuso. Essi indicarono questo fenomeno come effetto precedenza e osservarono che ci\u00f2 spiega perch\u00e9 la localizzazione del suono sia possibile nella tipica situazione in cui i suoni riverberano da pareti, mobili e oggetti simili, fornendo dunque stimoli multipli e successivi. Essi osservarono anche che l&#8217;effetto precedenza rappresenta un fattore importante nella percezione dei suoni stereofonici.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Wallach et al. non variarono sistematicamente le intensit\u00e0 dei due suoni, anche se citarono la ricerca di Langmuir et al. la quale suggeriva che, se il suono che giunge per secondo \u00e8 almeno 15 dB pi\u00f9 rumoroso del primo, l&#8217;effetto precedenza scompare.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">L'&#8221;effetto Haas&#8221; prende il nome da un articolo del 1951 di Helmut Haas. Nel 1951 Haas esamin\u00f2 come la percezione di voci che parlano \u00e8 influenzata in presenza di una singola riflessione sonora coerente. Per creare le condizioni anecoiche, l&#8217;esperimento venne condotto sul tetto di un edificio indipendente. Un altro test fu condotto in una camera con un tempo di riverbero di 1,6 ms. Il segnale di test (discorso registrato) venne emesso da due altoparlanti simili in posizioni a 45\u00b0 a sinistra e a destra a 3 m di distanza dall&#8217;ascoltatore.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Haas trov\u00f2 che gli esseri umani localizzano le sorgenti sonore nella direzione di arrivo del primo suono indipendentemente dalla presenza di una riflessione singola da una direzione diversa. Viene percepito un singolo evento uditivo. Una riflessione che giunge dopo pi\u00f9 di 1 ms dal suono diretto aumenta il livello percepito e la spaziosit\u00e0 (pi\u00f9 precisamente, la larghezza percepita della sorgente sonora). Una riflessione singola che giunge tra 5 e 30 ms dopo pu\u00f2 essere fino a 10 dB pi\u00f9 rumorosa rispetto al suono diretto senza essere percepita come un evento uditivo secondario (eco). Questo lasso di tempo varia con il livello della riflessione. Se il suono diretto sta provenendo dalla stessa direzione verso cui l&#8217;ascoltatore \u00e8 rivolto, la direzione della riflessione non ha effetti significativi sui risultati. Una riflessione con le frequenze pi\u00f9 alte attenuate espande l&#8217;intervallo di tempo in cui \u00e8 attiva la soppressione dell&#8217;eco.[senza fonte] Anche l&#8217;aumento del tempo di riverbero della camera espande l&#8217;intervallo di tempo della soppressione dell&#8217;eco.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\"><b>Effetto Haas<\/b><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Prende il nome di effetto Haas un determinato fenomeno fisico che riguarda la percezione del suono da parte del cervello. Consideriamo il caso di un suono generato da una sorgente sonora, immaginiamo di essere in una stanza e di posizionarci ad una certa distanza dalla sorgente. A causa delle riflessioni del suono sulle pareti saremo raggiunti prima di tutto dal segnale proveniente direttamente dalla sorgente e in un secondo momento dalle riflessioni del segnale stesso sulle pareti della stanza. Questo ritardo \u00e8 dovuto al fatto che il suono riflesso compie un percorso pi\u00f9 lungo del segnale diretto. Se i due segnali arrivano con un piccolo ritardo l&#8217;uno dall&#8217;altro, viene percepito dal cervello un unico suono proveniente da una sola direzione. La direzione individuata dal cervello come quella di provenienza del suono \u00e8 quella dell&#8217;onda che arriva per prima (questo vale anche se l&#8217;intensit\u00e0 della seconda onda \u00e8 maggiore della prima) e per questo motivo questo effetto prende anche il nome di effetto di precedenza . Questo effetto si verifica quando il ritardo tra i due segnali \u00e8 sufficientemente piccolo, pi\u00f9 in particolare deve essere minore di 30-35ms. Questo intervallo temporale viene definito come zona di Haas . Si precisa che la zona di Haas varia fortemente con le caratteristiche del segnale percepito, in particolare per un segnale percussivo (colpo di rullante) la zona di Haas risulta pi\u00f9 stretta rispetto al caso di un segnale con un inviluppo esteso (nota di violino).<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Quando il ritardo fra i segnali esce dalla zona di Haas avvertiamo due segnali distinti ed entriamo nel caso dell&#8217;effetto eco per cui l&#8217;ascoltatore percepisce i due suoni separati. L&#8217;effetto Haas viene sfruttato nei sistemi di rinforzo sonoro sui segnali che vengono spediti alle torri di ritardo e nel mixing con l&#8217;obiettivo di allargare l&#8217;immagine stereofonica di un suono.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\"><b>Ricostruzione della fondamentale<\/b><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Abbiamo visto come l&#8217;esecuzione di una nota provochi l&#8217;eccitazione della frequenza fondamentale e di tutte le armoniche essendo queste le frequenze multiple della fondamentale. Il cervello \u00e8 in grado di ricostruire, anche se con un certo errore, la fondamentale a partire dalle armoniche superiori. Per contestualizzare questa propriet\u00e0 pensiamo ad una radiolina da stadio con il suo piccolo, rigidissimo altoparlante che suona la canzone dell&#8217;estate. Questa viene riprodotta con una banda di frequenze ridottissima ma \u00e8 comunque individuabile la linea di basso grazie alla capacit\u00e0 del cervello di ricostruire la fondamentale a partire da informazioni sulle armoniche.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\"><b>Effetto Cocktail Party<\/b><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Descrive la capacit\u00e0 del cervello di reperire un segnale all&#8217;interno di un gruppo di segnali sonori sovrapposti. Pensate ad esempio ad una sala di ristorante in cui si pu\u00f2 sentire un brusio generalizzato ma anche concentrarsi su una singola conversazione.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps1\"><span class=\"rvts8\"><i>Testi (C) by Marco Sacco audiosonica.com e Wikipedia &#8211; Grafici e immagini (C) Amadeux<\/i><\/span><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>\n<div id=\"table_2\">\n<div class=\"rvps0\"><b>Intensita\u0300 oggettiva<\/b><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">I valori di intensita\u0300 di un suono vengono percepiti dal corpo umano su scala logaritmica. Per questo si \u00e8 pensato di utilizzare un scala di misura logaritmica di tali valori. Infatti, il raddoppio di intensita\u0300 sonora percepita corrispondera\u0300 ad una decuplicazione del valore iniziale. Cioe\u0300, se facciamo in modo che un diffusore emetta un suono ad una unita\u0300 di pressione, per avere la sensazione del raddoppio, dovremo moltiplicare per dieci il valore di pressione iniziale, ottenendo come risultato 10. Quindi diviene conveniente utilizzare l\u2019unita\u0300 di misura, detta Bel, ottenibile dalla relazione:<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Bel = log (W1\/W2)<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">dove W \u00e8 la potenza sonora. Nel campo dell\u2019audio si usa una sottomultiplo di\u00a0quest\u2019unit\u00e0 di misura, ovvero il decibel, corrispondente ad un decimo di Bel, cosicche\u0301, alla formula precedente, debba essere aggiunto un fattore di moltiplicazione dieci. Nel caso in cui, invece, si vogliano confrontare valori di pressione, essendo la potenza proporzionale al quadrato della pressione la formula precedente diverra\u0300:<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Decibel = 20 log (P1\/P2)\u00a0<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Per misurare una lunghezza abbiamo bisogno di un valore di riferimento, che nel sistema di riferimento internazionale \u00e8 il metro. Allo stesso modo, per misurare un valore di intensita\u0300 sonora dobbiamo fissare un valore di riferimento, che in questo caso corrisponde alla soglia di udibilita\u0300 umana, ovvero 20 \u03bcP (0,00002 Pascal).\u00a0Questo valore viene messo al denominatore dell\u2019espressione precedente per calcolare l\u2019intensit\u00e0 di qualsiasi suono.\u00a0Altri valori importanti sono:<\/div>\n<div class=\"rvps0\">&#8211; Intensita\u0300 acustica; W\/m^2; corrisponde al flusso di potenza attraverso una\u00a0superficie perpendicolare al moto vibratorio.\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\">&#8211; Energia sonora; erg * cm^2\/s; corrisponde all\u2019energia sonora trasmessa nella\u00a0unita\u0300 di tempo attraverso la superficie unitaria.\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\">&#8211; Pressione acustica; \u2206p = p \u2013 p0; corrisponde alla variazione di pressione tra\u00a0la pressione esercitata in un punto dal fenomeno vibratorio, e la pressione, esercitata nello stesso punto, in condizioni di assenza di perturbazione (ad esempio la pressione atmosferica).<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\"><b>Intensita\u0300 soggettiva, Son\u00a0<\/b><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Il Son \u00e8 l\u2019unit\u00e0 di misura dell\u2019intensit\u00e0 soggettiva, e viene definito come la sensazione data da un suono di 1000 Hertz a 40 Phon. Da qui notiamo che ogni 10 Phon ci sara\u0300 un raddoppio della percezione, e quindi del valore del son: questo vuol dire che la sensazione di raddoppio viene avvertita ad ogni aumento di circa 10 dB.\u00a0Esiste, inoltre, una soglia differenziale per l\u2019intensit\u00e0, ovvero una minima variazione percepibile di tale valore. I dati variano dal 5% al 25%, o tra 2 e 3 dB; comunque tale caratteristica varia col variare della frequenza: l\u2019incremento e\u0300 massimo per i suoni gravi ed e\u0300 minimo per quelli compresi tra 500 e 2000 Hertz.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\"><b>Altezza oggettiva e soggettiva, Mel<\/b><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">L\u2019altezza oggettiva \u00e8 quella che misura i cicli al secondo di un suono, che esprime i propri valori in Hertz. Ma l\u2019altezza percepita non sempre corrisponde a quella misurata. Per questo e\u0300 stato introdotto il Mel; 1000 Mel corrispondono alla sensazione d\u2019altezza provocata da un suono di 1000 Hertz a 40 dB. Di conseguenza 2000 Mel corrisponderanno ad un raddoppio della sensazione di frequenza e 500 Mel alla met\u00e0. Ma questi valori, misurati sperimentalmente, corrispondono, rispettivamente, a 3100 Hertz e 400 Hertz; ci\u00f2 dimostra che l\u2019altezza non \u00e8 uguale alla frequenza.\u00a0Anche per l\u2019altezza esiste una soglia differenziale: per le frequenze comprese tra 500 e 2000 Hertz, i valori variano tra 2 e 10 cent, mentre per i suoni gravi si puo\u0300 arrivare anche a 50 cent.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\"><b>Timbro<\/b><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Il timbro \u00e8 uno delle caratteristiche piu\u0300 complesse del suono, data la sua vasta possibilit\u00e0 di sfumature. Infatti ogni armonica ha una sua fluttuazione d\u2019intensit\u00e0, un suo inviluppo, che rendono in effetti ogni nota unica. Due note, suonate apparentemente allo stesso modo, presenteranno delle minuscole variazioni timbriche.\u00a0Un\u2019analisi del timbro pu\u00f2 essere fatta attraverso la teoria formantica del timbro. Questa teoria volge la sua attenzione verso le zone dello spettro armonico, in cui si rileva un\u2019emissione di maggiore intensit\u00e0. Quindi si vengono ad individuare delle bande, pi\u00f9 o meno larghe, dalla cui emissione, prevalentemente, dipende il timbro di un suono.\u00a0Il timbro dipende anche dall\u2019intensit\u00e0 di emissione di una nota e dall\u2019altezza. Per l\u2019intensita\u0300 possiamo dire che al variare di essa, per via delle caratteristiche dello strumento e per la struttura dell\u2019apparato uditivo, alcune zone di frequenze possono essere esaltate, mentre altre possono essere smorzate. Per l\u2019altezza possiamo dire che, a causa della risposta in frequenza dell\u2019orecchio e per alcune caratteristiche dello strumento, l\u2019altezza pu\u00f2 influire sul timbro, smorzando ad esempio gli armonici pi\u00f9 alti (che cadrebbero verso i limiti del range frequenziale udibile).\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\">Infine, possiamo dire che anche i transitori d\u2019attacco e di estinzione influiscono sul timbro. Infatti, registrando suoni di strumenti e trattando il loro inviluppo lasciando invariato il timbro, essi potranno sembrare altri strumenti, anche con timbri differenti.<\/div>\n<div class=\"rvps0\">L\u2019orecchio non \u00e8 svincolato dalle leggi inerziali ed infatti necessita di un intervallo di tempo (detto tempo d\u2019integrazione) per raggiungere il regime stazionario. Questo \u00e8 un transitorio soggettivo, al di sotto del quale non \u00e8 possibile distinguere n\u00e9 altezza, n\u00e9 intensit\u00e0. Mediamente, per frequenze comprese tra 500 e 2500 Hertz, occorrono non meno di 8\/10 di secondo, affinche\u0301 il timbro sia percepito integralmente.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" title=\"Guida alla Comprensione dei Decibel (dB)\" src=\"\/sublimen\/wp-content\/uploads\/decibel_level.jpg\" alt=\"Guida alla Comprensione dei Decibel (dB)\" width=\"725\" height=\"277\" \/><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps1\"><span class=\"rvts32\"><b>Guida alla Comprensione dei Decibel (dB)<\/b><\/span><\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\"><span class=\"rvts16\"><b>Il decibel NON \u00e8 un\u2019unit\u00e0 di misura del volume<\/b><\/span><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Non \u00e8 un\u2019unit\u00e0 di nulla. \u00c8 un RAPPORTO, e compara il valore di un numero al valore di un altro.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">E anche se questi numeri misurano solitamente il livello sonoro, non \u00e8 sempre cos\u00ec. Nella musica, i decibel sono usati anche per misurare il voltaggio e la potenza della strumentazione.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\"><span class=\"rvts16\"><b>Il decibel non \u00e8 una misura LINEARE<\/b><\/span><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">La maggior parte della unit\u00e0 di misura sono LINEARI. Per esempio, 2 metri sono lunghi due volte 1 metro, e 4 metri sono lunghi due volte 2 metri. Traducendo questi numeri in un grafico, costituirebbero una retta.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Ma i decibel non funzionano cos\u00ec. I decibel sono delle unit\u00e0 di misura LOGARITMICHE. Se avete dimenticato ci\u00f2 che sapevate sui logaritmi dalle superiori, eccovi un ripasso molto semplice:<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Con i numeri logaritmici, ogni unit\u00e0 addizionale moltiplica il valore del numero esponenzialmente. Ad esempio:<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\"><span class=\"rvts16\">+3dB = la potenza aumenta di 2 volte<\/span><\/div>\n<div class=\"rvps0\"><span class=\"rvts16\">+10dB = la potenza aumenta di 10 volte<\/span><\/div>\n<div class=\"rvps0\"><span class=\"rvts16\">+60dB = la potenza aumenta di 1,000,000 di volte<\/span><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">\u00c8 chiaro? Bene. Ecco perch\u00e9 \u00e8 necessario che abbiate ben compreso questo concetto:<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\"><span class=\"rvts16\"><b>La Relazione tra Decibel, Musica e Suono<\/b><\/span><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">In musica, i decibel sono una misura del Livello di Pressione Sonora (SPL). Se per esempio in un concerto rock le casse suonano a 110dB, ci\u00f2 che si intende veramente \u00e8 che stanno suonando a 110dB SPL.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Dato che i decibel sono solo una rapporto, i 110dB vanno letti in comparazione a un altro numero: 0 SPL.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">0 SPL \u00e8 il livello di pressione dell\u2019aria standard dell\u2019atmosfera (20 micropascal). \u00c8 generalmente accettato come il limite pi\u00f9 basso dell\u2019udito umano, ed \u00e8 il punto di riferimento per la comparazione dei suoni.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Ora\u2026 vedremo il lato pratico.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\"><span class=\"rvts16\"><b>Livelli di Decibel: Utili Esempi nella Vita di Tutti i Giorni<\/b><\/span><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Il modo migliore per familiarizzare con i decibel \u00e8 attraverso la misurazione dei rumori nella vita reale. Ecco alcuni esempi di rumori con i quali conviviamo tutti i giorni:<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Respiro: 10 dB<\/div>\n<div class=\"rvps0\">Sussurro: 20 dB<\/div>\n<div class=\"rvps0\">Normale conversazione: 40 dB<\/div>\n<div class=\"rvps0\">Rumore di fondo in ristorante: 60 dB<\/div>\n<div class=\"rvps0\">Radio o TV: 70 dB<\/div>\n<div class=\"rvps0\">Tritarifiuti: 80 dB<\/div>\n<div class=\"rvps0\">Martello pneumatico: 100 dB<\/div>\n<div class=\"rvps0\">Soglia del dolore (da rumore): 130 dB<\/div>\n<div class=\"rvps0\">Motore Jet: 150 dB<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Bene. Andiamo avanti.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\"><span class=\"rvts16\"><b>Come i Decibel Alterano il Volume Percepito<\/b><\/span><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Per comprendere appieno il concetto di decibel, \u00e8 necessario perlomeno intuire come un determinato cambiamento di decibel si traduca in una percepibile variazione di volume.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Onestamente\u2026 i calcoli da fare qui sono da far girare la testa. Perci\u00f2 eccovi alcune semplici regole generali utili come scorciatoie:<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\"><span class=\"rvts16\">+10dB = 2x il volume<\/span><\/div>\n<div class=\"rvps0\"><span class=\"rvts16\">+20dB = 4x il volume<\/span><\/div>\n<div class=\"rvps0\"><span class=\"rvts16\">+40dB = 16x il volume<\/span><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Avviso: Anche se questi numeri sono utili, non sono \u201cperfetti\u201d. \u00a0Un singolo livello di decibel pu\u00f2 essere ascoltato in realt\u00e0 a diversi livelli di volume sonoro.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Ecco come:<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\"><span class=\"rvts16\"><b>Come il Bilanciamento delle Frequenze Influenza il Volume<\/b><\/span><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Se prendiamo come riferimento un valore di 60dB SPL, vi verr\u00e0 naturale immaginarlo collegato a uno SPECIFICO livello di volume.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">In realt\u00e0 non \u00e8 cos\u00ec. Il livello di volume percepito dal nostro cervello dipende anche dalle frequenze contenute dal suono.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">A uguali livelli di decibel, le frequenze medie (comprese tra 1kHz e 4kHz) sono percepite come \u201cpi\u00f9 forti\u201d rispetto alle frequenze alte e basse.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Questo fenomeno pu\u00f2 essere approfondito con l\u2019analisi della Curva di Fletcher e Munson.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Punto successivo:<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\"><span class=\"rvts16\"><b>Influenza della Distanza sul Volume Sonoro<\/b><\/span><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Questo \u00e8 sapere comune\u2026 pi\u00f9 ci si allontana dalla sorgente sonora, pi\u00f9 il suono perde forza.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Meno ovvia \u00e8 la domanda \u201cquanto?\u201d. Anche qui, i calcoli sarebbero piuttosto complicati.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Eccovi due regole generali per semplificare:<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">2X la distanza = -6dB<\/div>\n<div class=\"rvps0\">10X la distanza = -20dB<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Ora che avete una comprensione intuitiva di come i decibel misurino il livello del suono, c\u2019\u00e8 solo un\u2019altra cosa che dovete sapere:<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\"><span class=\"rvts16\"><b>In Che Modo i Decibel Sono Utilizzati nell\u2019Equipaggiamento per Registrare<\/b><\/span><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Lo strumento pi\u00f9 comune con il quale avrete a che fare con i decibel in uno studio di registrazione \u00e8 il fonometro\u2026<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Presente in parecchi device all\u2019interno di uno studio, come DAW, interfaccia audio, e altri.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Al limite massimo del fonometro, noterete la dicitura 0 dBFS (acronimo per \u201c0dB full scale\u201d). Questo \u00e8 il livello di segnale pi\u00f9 alto possibile che lo strumento pu\u00f2 sopportare prima del clipping o della distorsione.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Sotto questo valore vedrete dei valori negativi in crescita di dBFS, fino a -8 dBFS.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">A seconda di chi vi dar\u00e0 il consiglio, alcuni vi diranno di scegliere un valore compreso tra -15dB e -6dB quando impostate i valori di input per una registrazione. Io considero -10dB un buon compromesso.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps1\"><span class=\"rvts32\"><b>Pesatura delle frequenze, misurazioni e deciBel<\/b><\/span><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" title=\"dB-reference\" src=\"\/sublimen\/wp-content\/uploads\/dB_reference.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"1017\"><\/div>\n<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div id=\"table_2\">\n<div>\u00a0<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Battimenti, Psicoacustica, Ingegneria del Suono e deciBel \u00a0 Ingegneria del Suono e deciBel \u00a0 Brani testuali by Corso Audio Multimediale di Marco Sacco e Wikipedia \u00a0 Testi ed immagini selezionati e supervisionati da Alan Perz &hellip; <a class=\"kt-excerpt-readmore\" href=\"https:\/\/www.audioterapia.net\/sublimen\/dossier\/battimenti-psicoacustica-e-ingegneria-del-suono\/\" aria-label=\"Battimenti, Psicoacustica e Ingegneria del Suono\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2935,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":"","footnotes":""},"categories":[112],"tags":[],"class_list":["post-3674","page","type-page","status-publish","hentry","category-dossier"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.audioterapia.net\/sublimen\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/3674","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.audioterapia.net\/sublimen\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.audioterapia.net\/sublimen\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.audioterapia.net\/sublimen\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.audioterapia.net\/sublimen\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3674"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/www.audioterapia.net\/sublimen\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/3674\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5110,"href":"https:\/\/www.audioterapia.net\/sublimen\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/3674\/revisions\/5110"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.audioterapia.net\/sublimen\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2935"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.audioterapia.net\/sublimen\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3674"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.audioterapia.net\/sublimen\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3674"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.audioterapia.net\/sublimen\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3674"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}