{"id":4061,"date":"2024-04-24T12:35:43","date_gmt":"2024-04-24T10:35:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.audioterapia.net\/sublimen\/?page_id=4061"},"modified":"2024-06-27T12:33:55","modified_gmt":"2024-06-27T10:33:55","slug":"musica-ed-emozioni","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.audioterapia.net\/sublimen\/dossier\/musica-ed-emozioni\/","title":{"rendered":"Musica ed Emozioni"},"content":{"rendered":"<div class=\"rvps1\">\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" title=\"emozioni ascoltando musica\" src=\"\/sublimen\/wp-content\/uploads\/7870364939133124005_n.jpg\" alt=\"emozioni ascoltando musica\" width=\"850\" height=\"314\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\">Perch\u00e9 ci emozioniamo ascoltando musica<\/h2>\n<\/div>\n<div>\n<div id=\"table_2\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\"><span class=\"rvts16\"><b>Perch\u00e9 ci emozioniamo ascoltando la musica?<\/b><\/span><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\"><b>Di tutte le arti la musica \u00e8 quella che maggiormente suscita emozioni, ma cosa accade davvero nel nostro corpo?<\/b><\/div>\n<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div id=\"table_2\">\n<div class=\"rvps0\">di Marco Capozza e Laura Pieroni \u00a0<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\">Di tutte le arti la musica \u00e8 quella pi\u00f9 capace di evocare emozioni. Che sia gioia, commozione, serenit\u00e0, eccitamento, malinconia, nessuna emozione \u00e8 assente dalla tavolozza della musica, e non vi \u00e8 nessuno che non abbia provato uno speciale sentimento all\u2019ascolto di uno speciale brano. La musica pu\u00f2 arrivare a coinvolgere il corpo, a suscitare voglia di muoversi: il ballo, le marce militari, le danze tribali non esistono a caso. L\u2019associazione di musica e poesia in una bella canzone pu\u00f2 farci piangere come bambini. Nessun\u2019altra arte \u2013 pittura, scultura, poesia o letteratura, per quanto apprezzata e seguita, s\u2019avvicina neanche lontanamente alle capacit\u00e0 emotive della musica. Perch\u00e9? Cos\u2019ha di speciale questa arte? A quali parti di noi parla cos\u00ec forte? E come fa? Certi brani musicali suscitano emozione in quanto legati a momenti significativi della nostra vita. Questo caso \u00e8 semplice da spiegare: la musica rievoca i ricordi e questi, a loro volta evocano le emozioni.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Sono i ricordi pi\u00f9 che la musica, a suscitare l\u2019emozione. Questo \u00e8 facilmente comprensibile e non ne parleremo ulteriormente. Ma una musica pu\u00f2 evocare emozioni anche quando la sentiamo per la prima volta: le evoca \u201cper come \u00e8\u201d, non perch\u00e9 gi\u00e0 legata a nostre precedenti esperienze. Avviene anche spesso che ascoltatori diversi senza background comune giudichino nello stesso modo \u2013 allegra o triste, serena o angosciosa, consonante o dissonante, ecc. \u2013 una medesima musica ascoltata per la prima volta. Tutto ci\u00f2 suggerisce che la musica \u201cparla\u201d a parti di noi che abbiamo in comune semplicemente in quanto esseri umani, indifferentemente dal sesso, esperienza, conoscenze, scolarit\u00e0, censo, educazione musicale, gusti, tendenze, ecc. \u00c8 questo il caso che riteniamo pi\u00f9 interessante, e di cui parleremo in questo articolo. Cominciamo col parlare delle emozioni.<\/div>\n<div class=\"rvps3\">\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"\/sublimen\/wp-content\/uploads\/alphawavemusic.jpg\" alt=\"\" width=\"247\" height=\"280\" title=\"\"><\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps3\">\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps3\"><span class=\"rvts24\"><b>Emozioni<\/b><\/span><\/div>\n<div class=\"rvps3\">\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\">Non daremo qui una definizione o un elenco delle emozioni; chiunque ne ha una esperienza diretta ben superiore a qualsiasi definizione. Sottolineiamo invece alcuni aspetti che ci verranno utili in seguito.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Le emozioni inducono modificazioni a tre livelli: 1) fisico-fisiologico (aumento o diminuzione del respiro, della pressione arteriosa, del battito cardiaco, della tensione muscolare, delle secrezioni ed escrezioni); 2) comportamentale (attacco, fuga, panico, \u201cblocco\u201d, approccio sessuale, variazioni della postura, della mimica e della voce); 3) mentale, consistente nell\u2019esperienza soggettiva cosciente che abbiamo dell\u2019emozione e nelle sue conseguenze sul nostro pensiero e cognizione.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Le modificazioni fisiche e comportamentali sono automatiche, indipendenti dalla volont\u00e0 e dalla coscienza, come quando accade di ridere o piangere ad onta di ogni sforzo per trattenersi. Quando l\u2019emozione diventa cosciente parliamo di sentimento.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Le emozioni pi\u00f9 potenti, quelle con gli effetti fisici e comportamentali pi\u00f9 forti, sono innate, universali, comuni a tutte le popolazioni umane, indipendenti dalla cultura e dall\u2019esperienza di vita individuale. Queste sono comunemente dette emozioni primarie. Sono abbastanza poche: paura, tristezza, dolore, felicit\u00e0, gioia, eccitamento, interesse, disgusto, sorpresa. La serenit\u00e0\/tranquillit\u00e0 spesso non viene inclusa fra le emozioni, e considerata piuttosto assenza di emozione; tuttavia \u00e8 dotata di tutte le caratteristiche delle emozioni e dovrebbe essere considerata tale. Altre emozioni sono acquisite, apprese, legate all\u2019esperienza individuale e alla cultura sociale, e hanno un connotato cognitivo e cosciente prevalente rispetto alle modificazioni fisiche e comportamentali automatiche. Di queste non ci occuperemo, poich\u00e9 la musica riguarda essenzialmente le emozioni primarie.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Tutte le emozioni si sono evolute in quanto favoriscono la sopravvivenza e\/o la riproduzione dell\u2019individuo.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Lo fanno producendo una risposta-comportamento adatta a situazioni (stimoli) importanti per la vita e\/o la riproduzione dell\u2019individuo, e predisponendo il corpo a fornire quella risposta nella maniera pi\u00f9 efficiente.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Alcune (poche) associazioni stimolo-risposta sono innate, impresse geneticamente dentro di noi: essenzialmente le risposte di paura (blocco, evitamento, fuga, panico) evocate da forti rumori, grandi oggetti in movimento, rapidi movimenti verso di noi e\/o vicino a noi, il suolo che si muove o ci manca sotto i piedi, la mancanza d\u2019aria. Di segno opposto, ma ugualmente innata, \u00e8 la risposta di accudimento evocata dai segnali di sofferenza di un cucciolo (particolarmente potente, ma non esclusiva, quando il cucciolo \u00e8 della medesima specie).<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Altre associazioni stimolo-risposta sono invece apprese: ad esempio la nostra risposta emotiva ai cani sar\u00e0 probabilmente diversa a seconda che, il primo cane che vediamo, morda o manifesti affettuosit\u00e0. Queste associazioni stimolo-risposta si formano grazie a circuiti nervosi fra cui \u00e8 particolarmente importante la struttura nervosa chiamata amigdala: \u00e8 grazie a questa che \u201cimpariamo\u201d quale risposta innata \u00e8 pi\u00f9 adatta a un certo stimolo-situazione (ed \u00e8 per questo che l\u2019amigdala \u00e8 stata variamente interpretata quale \u201ccentro\u201d del piacere o della paura o di altre emozioni).<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">L\u2019amigdala \u00e8 un centro evolutivamente antico, sicuramente presente gi\u00e0 nei pesci teleostei, e che abbiamo ereditato attraverso gli anfibi, i rettili, e i vari mammiferi. Essa \u201clavora\u201d a livello inconscio e non richiede alcuna partecipazione della consapevolezza o elaborazione cognitiva delle emozioni, elaborazione che avviene invece in altre strutture nervose pi\u00f9 recenti.<\/div>\n<div class=\"rvps3\">\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"\/sublimen\/wp-content\/uploads\/27942_1200831121098_1838184355_397938_562522_n.jpg\" alt=\"\" width=\"187\" height=\"280\" title=\"\"><\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps3\">\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps3\"><span class=\"rvts24\"><b>Comunicazione emotiva<\/b><\/span><\/div>\n<div class=\"rvps3\">\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\">Oltre al \u201ccompito\u201d di produrre in modo rapido ed efficiente una risposta adatta in situazioni critiche, negli animali sociali (uomo incluso) molte emozioni hanno anche lo scopo di suscitare negli altri emozioni e, quindi, azioni di risposta vantaggiose.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Cos\u00ec, ad esempio, l\u2019espressione dell\u2019emozione tristezza \u00e8 per suscitare compassione e possibili azioni di accudimento; la rabbia \u00e8 per suscitare attenzione e azioni di correzione; la paura \u00e8 per suscitare azioni di protezione; la gioia \u00e8 per suscitare espressione del piacere, che rassicura sull\u2019assenza di emozioni negative nell\u2019altro e rinforza il legame sociale. Questa comunicazione interindividuale a doppio senso avviene a un livello non verbale, non volontario e non conscio, che \u201cpassa\u201d attraverso la postura, la mimica, e i suoni non verbali.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Attraverso queste vie le amigdale di due individui comunicano direttamente e indipendentemente dalla coscienza, evocandosi reciprocamente emozioni e relativi comportamenti. I contenuti veicolabili da una tale comunicazione sono naturalmente pochi e necessariamente importanti: essenzialmente cosa vorremmo dall\u2019altro, cosa possiamo aspettarci da lui, e cosa lui pu\u00f2 aspettarsi da noi. Pochi e importanti come le emozioni primarie.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Questo collegamento non verbale ha rappresentato un mezzo di comunicazione essenziale per centinaia di migliaia d\u2019anni d\u2019evoluzione umana, e per milioni d\u2019anni d\u2019evoluzione animale che li ha preceduti. Gli effetti emotivi dei suoi suoni, e di suoni della natura, sono quelli su cui si basano gli effetti emotivi della musica.<\/div>\n<div class=\"rvps3\">\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"\/sublimen\/wp-content\/uploads\/47205_152241344804014_100000544481744_392012_5936341_n.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"231\" title=\"\"><\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps3\">\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps3\"><span class=\"rvts24\"><b>La Musica e le Emozioni<\/b><\/span><\/div>\n<div class=\"rvps3\">\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\">Gli effetti emotivi della musica sono prodotti, con meccanismi diversi, dalle note e dal ritmo. Gli effetti del ritmo sono semplici, e dipendono essenzialmente dalla velocit\u00e0 (in termini musicali il \u201ctempo\u201d) della musica. Questa si misura in battiti al minuto, dove, per dirla nel modo pi\u00f9 semplice e meno esatto possibile, i battiti sono quelli con cui batteremmo le mani ascoltando la musica. Tempi inferiori a 60 battiti al minuto hanno effetto tranquillizzante, che sotto i 30-40 diventa addirittura rattristante\/deprimente, tanto da essere utilizzato per marce funebri. Al contrario, da 80-90 battiti al minuto in su l\u2019effetto \u00e8 attivante. La musica da discoteca si situatipicamente da 120 in su, con una \u201cfascia bassa\u201d, da 107 a 120, per una disco dance \u201ctranquilla\u201d. Perch\u00e9 questi valori, e non altri? Perch\u00e9 l\u2019attivit\u00e0 cardiaca umana normale, in veglia a riposo, si aggira fra i 60 e gli 80 battiti per minuto, tipicamente 70-72. La frequenza cardiaca di una mamma ha effetto sullo stato d\u2019animo del bambino che tiene abbracciato al petto, e che ode il cuore di lei.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Il bambino \u00e8 tranquillizzato da frequenze normali, o lievemente pi\u00f9 lente, che gli comunicano che la mamma sta bene ed \u00e8 tranquilla, o addirittura dorme, e tutto va bene. Frequenze pi\u00f9 alte indicano che la mamma \u00e8 all\u2019erta, o in ansia, e il bambino risponde con analoga attivazione. Questa risposta emotiva alla frequenza di suoni ritmati, in particolare quando ricordano il suono dei battiti del cuore come i tamburi, il contrabbasso e il basso elettrico, ce la portiamo appresso per tutta la vita. Gli effetti emotivi delle note sono un poco pi\u00f9 complicati, e per cercare di comprenderli dobbiamo innanzitutto chiederci perch\u00e9 certe note suonate insieme (armonia, \u201caccordi\u201d) o una dopo l\u2019altra (melodia) le troviamo gradevoli, o addirittura allegre, e certe altre sgradevoli o tristi (come vedremo meglio in seguito, i cosiddetti accordi \u201cmaggiori\u201d sono generalmente percepiti come \u201callegri\u201d e quelli \u201cminori\u201d come \u201ctristi\u201d). Questo \u00e8 di origine in parte culturale, ma in altra parte innata, e quest\u2019ultima \u00e8 interessante nel rapporto fra musica ed emozioni. Approcciare questi argomenti presume per\u00f2 qualche nozione di fisica e fisiologia acustiche, che per chi non le possiede gi\u00e0 cercheremo ora di fornire nel modo pi\u00f9 semplice possibile.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Ci\u00f2 che sentiamo come suono sono onde di compressione- rarefazione dell\u2019aria (\u201conde sonore\u201d) prodotte dalla vibrazione dell\u2019oggetto che produce il suono (\u201csorgente sonora\u201d). Le corde vocali e gli strumenti musicali sono fatti per questo, ma praticamente ogni oggetto pu\u00f2 vibrare e produrre suono, come l\u2019aria stessa nel vento e nel tuono, il suolo e gli edifici che tremano per un terremoto, e persino il nostro torace e addome quando il medico visitandoci li \u201cbussa\u201d con la punta delle dita. La velocit\u00e0 di vibrazione (frequenza) determina l\u2019acutezza del suono: tanto pi\u00f9 veloce la vibrazione, tanto maggiore la frequenza ed acuto il suono. La forza della vibrazione (ampiezza) determina il volume. Una nota musicale \u00e8 un suono di frequenza definita: ad esempio un suono a 262 oscillazioni al secondo \u00e8 un Do, uno a 440 \u00e8 un La. Una frequenza doppia d\u00e0 la medesima nota, ma pi\u00f9 acuta; una frequenza dimezzata ancora la medesima nota, ma pi\u00f9 grave. L\u2019intervallo di frequenze fra una nota e la stessa nota a frequenza doppia \u00e8 detto ottava, e contiene tutte le note intermedie. Un punto cruciale per spiegare parte degli effetti emotivi dei suoni \u00e8 che, come osservato fin dall\u2019antichit\u00e0, due o pi\u00f9 note diverse suonate insieme o una dopo l\u2019altra ci piacciono tanto pi\u00f9 (le troviamo pi\u00f9 \u201cconsonanti\u201d) quanto pi\u00f9 \u00e8 semplice il rapporto fra le loro frequenze.<\/div>\n<div class=\"rvps3\">\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\">Se dividiamo l\u2019intervallo di un\u2019ottava in modo da avere sette note che siano il pi\u00f9 equidistanti possibile, ma le cui frequenze stiano anche con la prima nel rapporto pi\u00f9 semplice possibile, abbiamo, dalla prima alla settima nota, i seguenti rapporti: 1\/1, 9\/8, 5\/4, 4\/3, 3\/2, 5\/3, 15\/8 (e l\u2019ottava \u00e8 ovviamente a 2\/1). Note cos\u00ec disposte costituiscono la cosiddetta scala naturale. \u00c8 facile constatare che i rapporti pi\u00f9 semplici corrispondono alle minori somme tra numeratore e denominatore nelle dette frazioni. Il rapporto pi\u00f9 semplice di tutti \u00e8 3\/2, cio\u00e8 quello fra la nota fondamentale e la quinta, pertanto detto intervallo \u201cdi quinta\u201d. La fondamentale e la quinta sono le due note che, se suonate insieme o una subito dopo l\u2019altra, sentiamo pi\u00f9 consonanti (esempi: Do-Sol, Mi-Si, Sol- Re). Il rapporto che si situa secondo nella scala delle consonanze \u00e8 quello di quarta, 4\/3 (Do-Fa, Mi-La, Sol-Do). \u00c8 interessante a questo punto notare che la maggioranza delle canzoni popolari di successo \u201cfacili\u201d e orecchiabili, \u00e8 costruita proprio sui tre accordi le cui fondamentali stanno fra loro in rapporto di quinta e di quarta (es. Do, Sol e Fa; Mi, Si e La; La, Mi e Re; ecc.). Se passiamo a tre note suonate insieme (\u201caccordo\u201d) il principio rimane lo stesso: le tre note stanno tanto meglio insieme quanto pi\u00f9 semplici sono i rapporti fra loro; ma la faccenda si complica perch\u00e9 occorre considerare tre rapporti anzich\u00e9 uno.<\/div>\n<div class=\"rvps3\">\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"\/sublimen\/wp-content\/uploads\/411_musicoterapia__effetti_benefici_alla_portata_di_tutti.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"201\" title=\"\"><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Se suoniamo insieme le tre note pi\u00f9 consonanti, la fondamentale la quarta e la quinta, ci accorgiamo che il risultato non \u00e8 molto gradevole. Questo avviene perch\u00e9 la quinta \u00e8 seconda rispetto alla quarta, sicch\u00e9 il rapporto fra loro \u00e8 9\/8. Un risultato migliore, anzi il migliore possibile, l\u2019abbiamo prendendo come nota intermedia non la quarta, ma la terza (esempi: Do-Mi-Sol, Fa-La-Do, Sol-Si-Re). In questo caso infatti la quinta \u00e8 terza rispetto alla terza, per cui i tre rapporti sono 5\/4, 4\/3 e ancora 5\/4. Cos\u00ec l\u2019accordo pi\u00f9 gradevole di tre note \u00e8 quello \u201cfondamentale + terza + quinta\u201d, e tale triade rappresenta l\u2019accordo per antonomasia. Fino a questo punto abbiamo considerato un\u2019ottava divisa in sette note; ma per una maggiore ricchezza espressiva della musica si pu\u00f2 dividere in pi\u00f9 note.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">La scala naturale di cui abbiamo finora parlato, quella pi\u00f9 \u201cnaturale\u201d e consonante per l\u2019orecchio, utilizza in effetti 13 note, in rapporto con la fondamentale rispettivamente 1\/1, 16\/15, 9\/8, 6\/5, 5\/4, 4\/3, 45\/32, 64\/45, 3\/2, 8\/5, 5\/3, 9\/5, 15\/8. Negli ultimi due secoli la musica occidentale utilizza invece quasi esclusivamente una scala di 12 note ottenute suddividendo l\u2019ottava in 12 parti logaritimicamente uguali, detta scala equabile 12-TET, che presenta il vantaggio che qualsiasi strumento pu\u00f2 suonare in tonalit\u00e0 differenti (utilizzare come nota fondamentale della scala una qualsiasi delle 12 note) senza doverlo ri-accordare. Nessuna delle 12 note della scala 12-TET coincide esattamente con una delle 13 note della scala naturale; tuttavia per alcune (la seconda, la quarta e la quinta) la differenza \u00e8 talmente piccola che l\u2019orecchio umano non \u00e8 in grado di avvertirla, e restano valide tutte le considerazioni che abbiamo fatto circa la gradevolezza o meno degli intervalli nella scala naturale. Per le altre note, quelle della scala 12-TET si situano lievemente sopra (sono crescenti) o sotto (calanti) rispetto alle corrispondenti note naturali.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Queste differenze non sono tali da invalidare quanto detto finora, ma sono tali da aggiungere invece un ulteriore elemento importante rispetto agli effetti emotivi della musica: infatti le note crescenti suonano allegre, ravvivanti; quelle calanti suonano tristi, deprimenti. \u00c8 questo il motivo per cui, nella musica a cui siamo oggi abituati, certi accordi hanno effetto rallegrante, attivante, e altri rattristante: la nota intermedia dell\u2019accordo, quella dell\u2019intervallo di terza, \u00e8 crescente (\u201caccordo maggiore\u201d) o calante (\u201caccordo minore\u201d) rispetto alla nota che il nostro orecchio inconsciamente sente come \u201cnaturale\u201d per quell\u2019accordo, e questo ha effetti psicologici significativi.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">A questo punto abbiamo elencato praticamente tutte le pi\u00f9 importanti relazioni fra le caratteristiche fisiche della musica e suoi effetti sulle emozioni. Quello che resta da chiederci \u00e8: perch\u00e9? Perch\u00e9 le note che sono in rapporti di frequenza semplici fra loro ci risultano pi\u00f9 gradevoli di quelle con rapporti complessi? E perch\u00e9 una nota crescente rispetto a una nota \u201cnaturale\u201d ha effetto rallegrante e attivatore, e una nota calante effetto rattristante e deprimente? Per la prima domanda dobbiamo considerare le armoniche. In quasi tutte le vibrazioni naturali, alla vibrazione fondamentale che definisce la nota si sovrappongono anche vibrazioni a frequenze pi\u00f9 alte, multiple della prima, dette armoniche, di ampiezze relative diverse secondo l\u2019oggetto che produce il suono.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">In altri termini, la nota fondamentale \u00e8 sempre accompagnata da altre note pi\u00f9 acute, in proporzioni differenti secondo i differenti oggetti che producono i suoni. Sono queste \u2013 insieme alla variazione d\u2019ampiezza del suono nel tempo, anch\u2019essa caratteristica di ciascun oggetto e detta inviluppo \u2013 a dare ad ogni diversa sorgente sonora il suo timbro (o colore) caratteristico, a rendere diverso il suono di una chitarra da quello di un flauto.<\/div>\n<div class=\"rvps3\">\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\">I suoni che ci provocano istintivamente paura sono rumori prodotti in natura da eventi potenzialmente pericolosi come terremoti, frane, fulmini, esplosioni. Tutti questi sono suoni che contenengono un gran numero di armoniche, note che stanno fra loro in rapporti di frequenza qualsiasi, quindi anche in rapporti molto complessi e disordinati.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Viene naturale ipotizzare che il nostro sistema nervoso sia predisposto a considerare allarmanti, sgradevoli, da fuggire, i suoni di questo tipo; e che, per contrasto, trovi gradevoli i suoni che stanno fra loro in rapporti semplici e\/o le cui armoniche siano semplici o comunque ben caratterizzate, non caotiche. \u00c8 come se suoni di questo tipo dicessero \u201cnessun pericolo\u201d. Per ipotizzare una risposta alla seconda domanda dobbiamo ricordare quanto visto nel paragrafo sulle emozioni circa i suoni non verbali nella comunicazione primordiale.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">I suoni calanti sono tipicamente emessi da animali sofferenti o moribondi; lo spegnersi del lamento nel rantolo \u00e8 tipico della situazione agonica. \u00c8 probabilmente su questo che il nostro sistema nervoso, prima d\u2019imparare a parlare, ha imparato a utilizzare i lamenti per comunicare sofferenza, lamenti che tipicamente hanno una tonalit\u00e0 calante. Per il solito meccanismo del contrario, fonazioni gioiose, eccitate, attive, hanno tipicamente un andamento crescente.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">Anche nel canto una stonatura \u201ccalante\u201d \u00e8 pi\u00f9 avvertibile e meno tollerata di quella \u201ccrescente\u201d. \u00c8 quindi probabile che gli accordi maggiori e quelli minori abbiano effetti emotivamente opposti in quanto rievocano a livello inconscio le emozioni connesse a questo tipo di comunicazione non verbale, spontanea e involontaria.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div class=\"rvps0\"><b>Conclusioni<\/b><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\">In tutti i casi che abbiamo esaminato sono naturalmente l\u2019amigdala e gli altri centri e circuiti \u201cdelle emozioni\u201d, il cosiddetto sistema limbico, a reagire istintivamente ai messaggi impliciti contenuti nella musica. I rapporti fra sistema limbico ed emozioni, emozioni e musica, sistema limbico e musica, sono ormai accertati e rappresentano un importante campo di ricerca in neuroscienze. Tuttavia, pur accertati e diffusamente considerati, restano ancora largamente oscuri nei loro meccanismi. In questo articolo abbiamo quindi descritto conoscenze e proposto ipotesi d\u2019interpretazione di alcuni di questi meccanismi alla luce delle attuali conoscenze in fisica acustica, neurofisiologia e psicologia.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"rvps0\"><span class=\"rvts8\">Questo articolo \u00e8 tratto dalla rivista:<\/span><\/div>\n<div class=\"rvps0\"><a class=\"rvts12\" href=\"http:\/\/www.macrolibrarsi.it\/libri\/__scienza-e-conoscenza-n-42.php?pn=1567\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Scienza e Conoscenza &#8211; N. 42<\/a><\/div>\n<div class=\"rvps0\">Nuove scienze e antica saggezza per svelare i misteri della vita<\/div>\n<div class=\"rvps0\"><span class=\"rvts8\">Editore: Scienza e Conoscenza<\/span><\/div>\n<div class=\"rvps0\"><span class=\"rvts8\">Data pubblicazione: Novembre 2012<\/span><\/div>\n<div class=\"rvps0\"><a class=\"rvts4\" href=\"http:\/\/goo.gl\/sfWCR\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/goo.gl\/sfWCR<\/a>\u00a0<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Perch\u00e9 ci emozioniamo ascoltando musica &nbsp; Perch\u00e9 ci emozioniamo ascoltando la musica? &nbsp; Di tutte le arti la musica \u00e8 quella che maggiormente suscita emozioni, ma cosa accade davvero nel nostro corpo? \u00a0 di Marco &hellip; <a class=\"kt-excerpt-readmore\" href=\"https:\/\/www.audioterapia.net\/sublimen\/dossier\/musica-ed-emozioni\/\" aria-label=\"Musica ed Emozioni\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2935,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":"","footnotes":""},"categories":[112],"tags":[],"class_list":["post-4061","page","type-page","status-publish","hentry","category-dossier"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.audioterapia.net\/sublimen\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/4061","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.audioterapia.net\/sublimen\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.audioterapia.net\/sublimen\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.audioterapia.net\/sublimen\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.audioterapia.net\/sublimen\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4061"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.audioterapia.net\/sublimen\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/4061\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4918,"href":"https:\/\/www.audioterapia.net\/sublimen\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/4061\/revisions\/4918"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.audioterapia.net\/sublimen\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2935"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.audioterapia.net\/sublimen\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4061"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.audioterapia.net\/sublimen\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4061"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.audioterapia.net\/sublimen\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4061"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}